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GongFu quote

Pubblicato: 12 settembre 2008 in Wisdom, Wulin
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“Nei momenti di tristezza, pratico il pugilato.
Nella stagione dei lavori, vado nei campi.
Durante il mio tempo libero insegno ad alcuni discepoli l’arte di diventare tigri e draghi e di agire a loro piacimento.”

Chen Wangting.

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Il saluto nel WuShu

Pubblicato: 27 settembre 2007 in Wulin
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Il saluto è in sè una forma di civiltà, ed è usato dall’uomo in ogni angolo di mondo, come atto di cortesia, rispetto, amicizia. In ogni popolo sono diverse le gestualità e la ritualità, ma il senso è uguale per tutte le razze. Il saluto nelle arti marziali è una forma di cultura, che affonda le sue origini nella storia e nella tradizione di un popolo. Nella vastità del territorio Cinese, nelle sue etnie, nelle influenze religiose, l’appartenenza a sette segrete, crearono molteplici metodi di saluto in forme diverse: inchinandosi, unendo i pugni o le palme della mani, avvolgendo la mano al pugno, mulinando le braccia e mani in gesti vigorosi e forti o veloci e leggeri, e altri modi ancora…….

Gestualità differenti, ma uniche nello spirito e significato di rispetto, coraggio, forza, umiltà, e d’appartenenza ad un codice d’onore. La complessità e la gestualità in tali saluti era anche un segno di riconoscimento o di distinzione tra praticanti di una stessa disciplina, o provenienti da particolari luoghi, o infine usato tra appartenenti a sette segrete, che se ne servivano per identificarsi. Per molte scuole marziali tradizionali i movimenti del saluto sono codificati, e anticamente la sua esecuzione si poteva eseguire solo dopo un duro apprendistato a riconoscimento d’appartenenza a quella famiglia, scuola, o disciplina.

In altre pratiche, si accompagna al rito del saluto la recitazione d’alcuni propositi rivolti alla bontà, umiltà, compassione, coraggio. È evidente la traccia di un’influenza di concetti religiosi che si sono fusi con le pratiche marziali tradizionali. Si “modellò” cosi il rito del saluto oltre che i contenuti della pratica. Tipico per esempio è il saluto di SHAOLIN. Alcune discipline marziali si unirono ai concetti di religioni o filosofie. Il saluto a volte diventa una piccola cerimonia, quando ad esempio è eseguito tre volte, peccato pero che diventi e sia espressiva solo per i seguaci della religione confuciana. La tradizione vuole il primo saluto rivolto ad un’entità suprema, un creatore, un principio divino, il secondo rivolto agli avi, il terzo al proprio SI FU, titolo dei maestri tradizionali d’arti marziali, la cui traduzione significa padre mio. Oggi, il saluto che si usa nelle scuole definite “moderne” è stato standardizzato dalla Federazione Cinese Wushu fondendo la gestualità e il significato simbolico della sua tradizione come c’è stata tramandata.
Il saluto si esegue in posizione eretta, piedi uniti, mano sinistra aperta e distesa, mano destra chiusa a pugno, unita alla sinistra di fronte al petto. La simbologia della mano sinistra aperta contro il pugno opposto è cosi spiegato; il pollice della mano sinistra, piegato sul lato, indica che non vi è superbia e arroganza, le quattro dita unite e tese rappresentano le quattro doti, ovvero: moralità, intelletto, salute e abilità, utili per una buona pratica. Il pugno destro chiuso simboleggia audacia e potenza, il palmo sinistro appoggia sul pugno con il preciso intento di non tramutare l’audacia in confusione e la potenza in violenza. Il cerchio che si forma con le mani braccia e petto simboleggia nobiltà d’animo e unità tra praticanti di Wushu. Il saluto è eseguito in atteggiamento marziale una sola volta tra studenti e maestro all’inizio e alla fine della lezione. Molte scuole tuttavia eseguono il proprio saluto di stile, conservando la storia della propria pratica, e riservando il saluto” moderno” in particolari occasioni.

— Si Fu Andrea Sbuelz.

 
Per capire ciò che un grande maestro come Lizi può trasmettere a un pugile, bisogna innanzitutto aver coscienza del fenomeno continuo e ininterrotto che è il flusso e il riflusso che anima la creatività del cielo e della terra. Egli ci parla del nostro potere di fonderci in questo fenomeno. Egli ci spiega chiaramente come far sorgere l’attitudine che permetterà alle essenze della terra e alle energie del cielo di incontarsi attraverso l’uomo, diventando così mediatore tra terra e cielo.
 
[…]Nel capitolo 5 del libro 2, <<Tirare con l’arco>>, Lizi invita a una riflessione sui mezzi con i quali possiamo utilizzare il seguente principio: una forma gestuale non può raggiungere la propria perfezione che attraverso la pace dello spirito. Si tratta di una regola immutabile: <<Li Yukou esibiva le sue qualità di arciere… Po Hun Mouren disse: <<Questo è proprio il modo di tirare di un arciere, ma non è tirare come chi non ha più coscienza di tirare con l’arco…>>.
Occore mobilitare fortemente le intenzioni e poi svuotare completamente lo spirito, per non rimanere legati alla riflessione. Lo studio delle arti marziali, per via della loro coscienza dell’avversario, è un mezzo adatto per esercitarsi in ciò.
Po Hun: <<…saresti ancora capace di tirare, se fossi sopra uno strapiombo di cento ren?>>. Li Yukou si sdraiò a terra, inondato di sudore.
Tra colui che segue la via e colui che non ne segue il senso, l’uno è superiore, l’altro inferiore. Non è che il risultato della regola immutabile.
 
[…]Nel capitolo 20 del libro 2, intitolato <<Il gallo da combattimento>>, il maestro richiama la nostra attenzione su difetti che, manifestatamente, bloccano la fusione col qi prodotto in permanenza dallo scambio tra cielo e terra.
Un pò come lo scrittore Jean de La Fontaine, Lizi usa la favola per non urtare direttamente la suscettibilità dei pugili della sua epoca. E’ facile fare il raffronto tra il gallo e un praticante di una qualsiasi forma di pugilato, al quale bisognerà in ogni caso inculcare questi valori fondamentali, senza i quali egli correrà tutti i pericoli.
 
– Qi Xiaozi addestrava un gallo da combattimento per il re Xian di Zhou. Dieci giorni (dopo l’inizio dell’addestramento), il re si informò:
 
<<Il gallo è già pronto per combattere?>>.
<<Non ancora, dopo dieci giorni egli è ancora vanitoso e sufficiente>>.
 
Quale praticante di boxe agli esordi non si è ritrovato di fronte a una manifestazione della sua vanità e della propria sufficienza? Direi che tutti noi, praticanti di lunga data, conserviamo un ricordo di ciò. Ogni volta che superiamo una tappa fisica, tecnica o strategica, ci troviamo a lottare contro un moto di presunzione. Questa prima tappa ne è un modello, per quanto riguarda il simbolismo del livello Terra, primo gradino di ogni struttura che va dal più concreto al più sottile.
 
– Dopo altri dieci giorni, il re ripetè la domanda. <<Non ancora, egli reagisce a ogni ombra e rumore>>.
 
Dopo aver risolto i problemi posti da tecnica e strategia, bisogna risolvere il problema delle emozioni. Il mondo delle emozioni è direttamente legato alle sensazioni; la loro unione determina il destino. I due sensi citati nel testo sono la vista e l’udito: il primo si imprime dall’esterno verso l’interno; il secondo si apre dall’esterno verso l’interno. Dominare ciò che si esprime come ciò che si imprime, le intenzioni come le emozioni, ecco il modo per intervenire sul proprio destino.
 
– Dieci giorni più tardi, nuova domanda del re. L’altro dice: <<ha lo sguardo troppo irritato e un’aria trionfatrice>>.
 
Quando le emozioni o intenzioni sono controllate, bisogna agire sullo spirito. Per questo bisogna trionfare delle proprie ire e rimanere calmi, questo è l’appannaggio degli uomini nobili. Ecco il nostro terzo livello, il Cielo, che si esprime "nelle regole dell’arte".
 
<<Ci siamo quasi! Quando gli altri galli cantano, egli non è minimamente impressionato. Osservandolo, sembra un gallo di legno. La sua forza interna è perfetta. Gli altri galli non osavano avvicinarlo; essi si limitavano a girare e andarsene>>.
 
Egli non subisce più le proprie emozioni, non emana alcuna impressione. Così si conforma la legge dell’eterno ritorno.