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Per capire ciò che un grande maestro come Lizi può trasmettere a un pugile, bisogna innanzitutto aver coscienza del fenomeno continuo e ininterrotto che è il flusso e il riflusso che anima la creatività del cielo e della terra. Egli ci parla del nostro potere di fonderci in questo fenomeno. Egli ci spiega chiaramente come far sorgere l’attitudine che permetterà alle essenze della terra e alle energie del cielo di incontarsi attraverso l’uomo, diventando così mediatore tra terra e cielo.
 
[…]Nel capitolo 5 del libro 2, <<Tirare con l’arco>>, Lizi invita a una riflessione sui mezzi con i quali possiamo utilizzare il seguente principio: una forma gestuale non può raggiungere la propria perfezione che attraverso la pace dello spirito. Si tratta di una regola immutabile: <<Li Yukou esibiva le sue qualità di arciere… Po Hun Mouren disse: <<Questo è proprio il modo di tirare di un arciere, ma non è tirare come chi non ha più coscienza di tirare con l’arco…>>.
Occore mobilitare fortemente le intenzioni e poi svuotare completamente lo spirito, per non rimanere legati alla riflessione. Lo studio delle arti marziali, per via della loro coscienza dell’avversario, è un mezzo adatto per esercitarsi in ciò.
Po Hun: <<…saresti ancora capace di tirare, se fossi sopra uno strapiombo di cento ren?>>. Li Yukou si sdraiò a terra, inondato di sudore.
Tra colui che segue la via e colui che non ne segue il senso, l’uno è superiore, l’altro inferiore. Non è che il risultato della regola immutabile.
 
[…]Nel capitolo 20 del libro 2, intitolato <<Il gallo da combattimento>>, il maestro richiama la nostra attenzione su difetti che, manifestatamente, bloccano la fusione col qi prodotto in permanenza dallo scambio tra cielo e terra.
Un pò come lo scrittore Jean de La Fontaine, Lizi usa la favola per non urtare direttamente la suscettibilità dei pugili della sua epoca. E’ facile fare il raffronto tra il gallo e un praticante di una qualsiasi forma di pugilato, al quale bisognerà in ogni caso inculcare questi valori fondamentali, senza i quali egli correrà tutti i pericoli.
 
– Qi Xiaozi addestrava un gallo da combattimento per il re Xian di Zhou. Dieci giorni (dopo l’inizio dell’addestramento), il re si informò:
 
<<Il gallo è già pronto per combattere?>>.
<<Non ancora, dopo dieci giorni egli è ancora vanitoso e sufficiente>>.
 
Quale praticante di boxe agli esordi non si è ritrovato di fronte a una manifestazione della sua vanità e della propria sufficienza? Direi che tutti noi, praticanti di lunga data, conserviamo un ricordo di ciò. Ogni volta che superiamo una tappa fisica, tecnica o strategica, ci troviamo a lottare contro un moto di presunzione. Questa prima tappa ne è un modello, per quanto riguarda il simbolismo del livello Terra, primo gradino di ogni struttura che va dal più concreto al più sottile.
 
– Dopo altri dieci giorni, il re ripetè la domanda. <<Non ancora, egli reagisce a ogni ombra e rumore>>.
 
Dopo aver risolto i problemi posti da tecnica e strategia, bisogna risolvere il problema delle emozioni. Il mondo delle emozioni è direttamente legato alle sensazioni; la loro unione determina il destino. I due sensi citati nel testo sono la vista e l’udito: il primo si imprime dall’esterno verso l’interno; il secondo si apre dall’esterno verso l’interno. Dominare ciò che si esprime come ciò che si imprime, le intenzioni come le emozioni, ecco il modo per intervenire sul proprio destino.
 
– Dieci giorni più tardi, nuova domanda del re. L’altro dice: <<ha lo sguardo troppo irritato e un’aria trionfatrice>>.
 
Quando le emozioni o intenzioni sono controllate, bisogna agire sullo spirito. Per questo bisogna trionfare delle proprie ire e rimanere calmi, questo è l’appannaggio degli uomini nobili. Ecco il nostro terzo livello, il Cielo, che si esprime "nelle regole dell’arte".
 
<<Ci siamo quasi! Quando gli altri galli cantano, egli non è minimamente impressionato. Osservandolo, sembra un gallo di legno. La sua forza interna è perfetta. Gli altri galli non osavano avvicinarlo; essi si limitavano a girare e andarsene>>.
 
Egli non subisce più le proprie emozioni, non emana alcuna impressione. Così si conforma la legge dell’eterno ritorno.
 
 
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