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RS-28 Sarmat “Satan 2”

Pubblicato: 2 novembre 2016 in Schegge
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So let’s get straight to the point: Russia has unveiled its latest nuke, and it’s a big fuckin’ deal. For people like me obsessed with stats, datasheet reports the operational range is approx. 10.000 Km, warhead weight is 100 tons with a payload up to 15 MIRVs. Can’t do the math? In short: the fastest ballistic missile ever designed and “capable of wiping out parts of the earth the size of Texas or France” –as officially reported by Sputnik News.

This super-nuke has even a name: “Satan 2”. Pretty glorious, uh? Yeah, fuckin’ it is, although the real-name is the less-villainous RS-28 Sarmat (in Russian РС-28 Сармат) and we’re still waiting for official NATO reporting name. So apparently seem that russians have already set a new world record in badassery, better not piss them off.

Time to update my last year’s write-up with this new shit.

rs-28_sarmat_satan2

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(Cercavo delle robe da fissato sulla Guerra Fredda, ne è venuto fuori questo pensiero.)

Questa è una fotografia proveniente dall’archivio della NSA “The Cuban Missile Crisis, 1962: The Photographs”, scattata dalla CIA nei primi anni Sessanta a Mosca durante la parata della Giornata della Vittoria che si tiene annualmente il 9 maggio:

Soviet R-12 (denominazione NATO: SS-4 Sandal)

Soviet R-12 (denominazione NATO: SS-4 Sandal)

Era l’epoca della corsa agli armamenti nucleari da parte delle superpotenze, dove il solo gesto di mostrare in pubblico il nuovo traguardo bellico costituiva un motivo di vanto verso il proprio popolo e, allo stesso tempo, un eccellente deterrente per il nemico.

Ad ogni modo in foto vediamo un Soviet R-12 (denominazione NATO: SS-4 Sandal), un missile balistico a medio raggio —fanno parte di questa famiglia tutte le testate nucleari che hanno una gittata massima compresa tra i 1000 ed i 3000 KM. Secondo gli standard internazionali la vecchia denominazione era appunto medium-range ballistic missile (MRBM), mentre in epoca moderna questa tipologia di ordigni viene racchiusa nel più ampio spettro ora denominato theatre ballistic missile (TBM): gittata massima compresa tra i 300 ed i 3500 KM.

Sfortunatamente non si conosce la data precisa dello scatto: alcune fonti che ho consultato riportano il 1960, altre il 1961 ed altre ancora un vago “Primi anni Sessanta”. Tuttavia, ciò che sappiamo con certezza è che la produzione del Soviet R-12 (SS-4 Sandal) iniziò nel 1959 e successivamente furono dislocati a Cuba nel tardo 1962. Questo restringe l’arco temporale della fotografia a pochi anni.

Un altro dato certo risale al 14 ottobre 1962, data in cui ci fu il primo avvistamento di Soviet R-12 sull’isola di Cuba da parte di un aereo spia, precisamente un Lockheed U-2 americano. L’installazione strategica da parte dell’Unione Sovietica di missili nucleari a Cuba e la scoperta dell’allestimento delle basi da parte del ricognitore USA finirono per provocare la Crisi dei missili di Cuba; un momento estremamente critico che durò tredici giorni, risolto poi con il ritiro dei missili sovietici e la promessa del Presidente Kennedy di non invadere l’isola in aggiunta al ritiro dei missili PGM-19 Jupiter, avvenuto sei mesi più tardi, installati in Turchia e Italia. Anche gli Jupiter erano strategici, poiché potevano essere impiegati per un eventuale attacco all’Unione Sovietica (e viceversa per le testate a Cuba).

Dal libro Russian Strategic Nuclear Forces ho estrapolato i dati tecnici relativi al Soviet R-12, per comprenderne meglio l’effettiva capacità operativa di tale testata. I dati relativi al Soviet R-12U si riferiscono ad un modello successivo testato dal dicembre del 1961 al dicembre 1963:

Soviet R-12 Technical Specs

Soviet R-12 Technical Specs

Altri dati, questa volta provenienti dal FAS (Federation of American Scientists):
Fonte: fas.org

Fonte: fas.org

In totale ne furono prodotti 2335 esemplari e furono distrutti tutti nel 1993.—

Finora si è parlato esclusivamente di missili balistici a medio raggio esaminando in particolar modo il Soviet R-12, più che altro per la sua importanza storica e ciò che ne conseguì il suo dispiegamento per uso politico e bellico. Ma volgendo lo sguardo un po’ più in là possiamo constatare come molte risorse, nel corso dei decenni, siano state spese per sviluppare ordigni molto più capaci e distruttivi.

Gli sforzi delle superpotenze nell’ambito della ricerca e sviluppo di tecnologia bellica hanno portato a sviluppare i missili balistici intercontinentali (ICBM). Qui parliamo di una gittata minima di 5500 KM (ma che può arrivare anche ai 16000 KM), possono trasportare una o più testate termonucleari ed inoltre i moderni ICBM supportano la tecnologia MIRV (Multiple Independently targetable Reentry Vehicles). Come suggerisce il nome questa tecnologia permette il trasporto ed il successivo dispiegamento di una o più testate, colpendo bersagli multipli una volta effettuato il lancio.

L'ICBM americano LGM-118 Peacekeeper dotato di MIRV

L’ICBM americano LGM-118 Peacekeeper dotato di MIRV

La Guerra Fredda è finita da un pezzo lasciandoci una grande eredità: da una parte ci ha permesso di conoscere ogni singolo aspetto dell’atomo, dall’altra ci ritroviamo in un mondo dove la corsa al nucleare si è fermata solo apparentemente. Se prima le superpotenze giocavano a braccio di ferro pubblicamente per detenere l’ordigno più distruttivo, ora le nazioni che puntano al nucleare lo fanno nel sottobosco della politica e dei trattati internazionali. Basta guardare al Pakistan, Israele o la Corea del Nord.
La Guerra Fredda è finita da un pezzo lasciandoci una grande eredità
Questo mi ha portato ad un’ulteriore riflessione: ad oggi quanti ordigni nucleari ci sono nel pianeta? Siamo passati da un picco massimo raggiunto nel 1985 di 68000 testate attive al più ridotto numero di 10144 testate totali nel 2014 (dati Wikipedia.org).E’ bene fare un paio di precisazioni, citando Wikipedia: “Il numero esatto di testate nucleari a disposizione di ciascuno Stato è un segreto nazionale: per la maggior parte degli Stati con armi nucleari esistono solo stime basate su analisi di esperti, dichiarazioni pubbliche e fughe di notizie; a ciò fanno eccezione gli Stati Uniti e la Russia che, sulla base della serie di trattati START, devono sottoporre i propri arsenali nucleari a periodiche ispezioni pubbliche. Il numero di testate nucleari totali comprende sia le testate effettivamente attive e funzionanti, sia quelle poste in riserva e stoccate in arsenale. La distinzione tra testate “operative” ed “in riserva” è molto esile, visto che le seconde possono essere portate a livelli operativi nel giro di pochi giorni o settimane.”

Ad oggi, tra gli Stati che possiedono armi nucleari c’è anche l’Italia, facente parte del programma di condivisione nucleare della NATO (un concetto politico di deterrenza nucleare).

Nel nostro Paese abbiamo attualmente installate 50 testate nella base aerea di di Aviano e 10-20 testate nella base di Ghedi.
di Leonardo Gabiati